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Tramite una collaborazione con CAN (Civil Action Network), iniziata a gennaio, ho avuto la possibilità di partecipare ad una serie di incontri nelle scuole medie e superiori di Sezana, e ad una presentazione/dibattito nella facoltà di antropologia di Lubiana. Il  punto di partenza era raccontare la nostra partecipazione alla Civil March for Aleppo , cosa ci ha spinto a coinvolgerci, avventure e disavventure, errori e lezioni, ecc. Eravamo in sei ( Jan, Janusz, Alex, Zala, Neva ed io) a condividere storie personali e vari punti di vista, quindi questo ha offerto un panorama variopinto e ricco.

Dopodichè si è parlato del “seguito”, in che modo ognuno di noi sta portando avanti gli ideali di questa marcia, e infine, abbiamo passato la sfida ai ragazzi, incoraggiandoli a far sentire la loro voce e attivarsi nel mondo che li circonda. Abbiamo presentato il Game of Hearts (Gioco dei cuori), come modo pratico per iniziare a cambiare la loro parte di mondo e, ai più grandi, la possibilità di partecipare ad uno dei campi estivi che organizziamo in Croazia.

Dopo gli altri incontri fatti in varie scuole italiane dallo scorso ottobre a questa parte, mi sono resa conto ancora una volta dell’impatto che è possibile avere nell’ambiente scolastico, dove sta “cuocendo” il nostro futuro, e quanto potenziale possono avere queste iniziative.

Aggiungo qualche foto: le migliori sono state scattate da Janusz Ratecki, uno dei fotografi ufficiali della marcia, che sta anche scrivendo un libro dedicato all’esperienza, e da Zala Opara, fotografa e cineasta, e organizzatrice insieme a Neva Nadaja di questo primo giro di incontri in Slovenia.

Il dibattito presso l’università di Lubiana

 

 

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Grazie all’idea e all’iniziativa di Irene e di suor Daniela (la direttrice dell’hospice di Rijeka), sabato 6 aprile abbiamo avuto ospiti a “Home” parte del personale, il vescovo e alcuni suoi collaboratori.

Abbiamo iniziato la giornata ritrovandoci a Poklon (località a 8 Km. da Home) per una camminata nel bellissimo “sentiero ecologico” creato qualche anno fa…

Due passi in montagna e grigliata a Home con suor Daniela, col personale dell’hospice di Rijeka e... col vescovo, 1Due passi in montagna e grigliata a Home con suor Daniela, col personale dell’hospice di Rijeka e... col vescovo, 2Due passi in montagna e grigliata a Home con suor Daniela, col personale dell’hospice di Rijeka e... col vescovo, 3Due passi in montagna e grigliata a Home con suor Daniela, col personale dell’hospice di Rijeka e... col vescovo, 4Due passi in montagna e grigliata a Home con suor Daniela, col personale dell’hospice di Rijeka e... col vescovo, 5Due passi in montagna e grigliata a Home con suor Daniela, col personale dell’hospice di Rijeka e... col vescovo, 6Due passi in montagna e grigliata a Home con suor Daniela, col personale dell’hospice di Rijeka e... col vescovo, 7Due passi in montagna e grigliata a Home con suor Daniela, col personale dell’hospice di Rijeka e... col vescovo, 8Due passi in montagna e grigliata a Home con suor Daniela, col personale dell’hospice di Rijeka e... col vescovo, 9Due passi in montagna e grigliata a Home con suor Daniela, col personale dell’hospice di Rijeka e... col vescovo, 10Due passi in montagna e grigliata a Home con suor Daniela, col personale dell’hospice di Rijeka e... col vescovo, 11

… poi tutti a Home dove Matej, Franjo (due seminaristi) e Irene avevano già acceso il fuoco e preparato le braci per una bella grigliata (sotto l’occhio attento e vigile di Figo).

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Due passi in montagna e grigliata a Home con suor Daniela, col personale dell’hospice di Rijeka e... col vescovo, 12

Suor Daniela e Irene.

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Don Marco e Mons. Mattia.

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Tutti a tavola…

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… e foto di gruppo finale.

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Ero già stata in questo campo a Bihać lo scorso novembre con Paolo ed eravamo entrati grazie alla nostra cooperazione con l’IPSIA (Organizzazione non governativa promossa dalle ACLI). Il discorso è molto elaborato ma, in breve, la rotta balcanica che fino a circa un anno fa passava per la Serbia, ha cambiato direzione ed ora passa per la Bosnia.

Bihać, una città a nord ovest della Bosnia a ridosso del confine con la Croazia, ha visto un influsso notevole di profughi/migranti provenienti dall’Iran, l’Iraq, l’Afganistan, il Pakistan, la Siria, ecc. In seguito, lo IOM (Organizzazione internazionale per le migrazioni) ha “messo in piedi” una serie di campi e strutture di accoglienza, uno dei quali in una fabbrica non più in uso, chiamata Bira. La massima capacità dovrebbe essere di 1400 persone ma in realtà si aggira sulle duemila che sono per la gran parte ragazzi minorenni. C’è un’ altra struttura nella vicina Cazin, che ospita famiglie, ma anche al Bira abbiamo incontrato mamme e bimbi che Michael ha fatto divertire con trucchi magici, ventriloquio e palloncini.

Fra l’altro, Bihać è una città che ha subito un assedio e che è stata severamente colpita durante quest’ultima guerra. Girando per le strade se ne osservano ancora i tristi segni. Un’altro segno rimane, e positivo: il murales che abbiamo realizzato nella torrida estate del 2011 con il gruppo giovani di Cloz (TN), uno dei vari progetti che ci hanno portato a Bihać dal lontano 1996. Senz’altro la città si trova di fronte ad un’altra sfida.

Bihac still showing scars from the war

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La prima volta che sono entrata nel campo, così grigio e deprimente, e ho visto queste lunghe file di persone in attesa del pasto, ho sentito subito il desiderio di portare un po’ di colore e vita e dipingere dei murales sulle pareti, così ho scritto al coordinatore di IOM per i Balcani occidentali a cui è piaciuta l’idea e che mi ha messo in contatto con il dirigente del campo. I nostri amici dell’IPSIA stavano iniziando un nuovo progetto all’interno del campo, “Cafè Bira” o “Angolo del tè“, dove le persone possono sedersi e viene loro offerto del tè. Così è nata l’idea di abbellire quell’area con dei murales.

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Il 26 marzo, Michael, Ferruccio (un caro amico e collaboratore) ed io ci siamo messi in viaggio da Rijeka verso Bihać, dove ci siamo incontrati con i giovani volontari dell’IPSIA e preso in visione le pareti del campo, che ogni martedì viene disinfestato.

Foto sotto: con Roberta, IPSIA

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Il giorno dopo abbiamo iniziato a proiettare e dipingere un murales di notevoli dimensioni, ideato specificamente per questo progetto da una cara amica statunitense, Sydney. Il tema è: “Choose love! (Scegli l’amore!)“, una frase appropriata e allo stesso tempo una sfida.

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Contemporaneamente, abbiamo iniziato a lavorare su un’altra lunga parete all’entrata, dipingendo una serie di 20 caratteri di diverse nazionalità, ognuno di loro con un cartello in mano, che insieme forma la frase: “Se molte piccole persone che vivono in molti piccoli luoghi fanno molte piccole cose, possono cambiare la faccia della terra.”

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L’idea era di coinvolgere le persone ospitate nel campo e infatti abbiamo avuto un flusso costante di ottimi artisti! Non li abbiamo contati ma direi che un centinaio di loro hanno partecipato in piccoli e grandi modi, durante i due giorni che abbiamo impiegato a finire i murales. Infatti, senza il loro aiuto non ce l’avremmo mai fatta!

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Nella foto sotto: Michael costruisce palloncini per alcuni dei bambini nel campo.

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L’obiettivo era di portare un po’ di gioia e di colore, ed è successo! Abbiamo cercato di usare i colori più vivaci che avevamo e alla fine i volontari dell’IPSIA ci hanno chiesto se potevamo colorare qualcosa anche sul loro stand. Nema problema!

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Ci sono arrivati subito commenti positivi ed entusiasti; i murales hanno certamente trasformato l’ambiente, come si vede dalle foto, e fanno la differenza per chi vive o lavora nel campo. Abbiamo perfino dipinto un “Selfie Spot”, visto che tanti vengono a farsene uno con lo sfondo del murales.

Speriamo che il messaggio contenuto nei murales incoraggi le persone a rimanere gentili e positive, nonostante le sfide che devono affrontare giornalmente.

Nella foto sotto, da sinistra a destra: Michele, Diego, io, Greta e Michael. Con Marin, Roberta e Azra compongono il personale di IPSIA a Bihać. Sono giovani motivati e sensibili, e anche coraggiosi, che portano giorno dopo giorno umanità e calore in questo campo. E’ stato davvero bello collaborare con loro in questo progetto. Fra l’altro, per chi è interessato, Diego ha scritto, insieme ad Anna Clementi, un libro davvero interessante, anche se parecchio drammatico: “Lunga la rotta balcanica“.

with some of the volunteers from IPSIA

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Ho avuto modo di conversare con parecchi di questi ragazzi che hanno lasciato la loro famiglia e il loro paese 2 o 3 anni fa, passando delle vicende incredibili durante quello che si può definire un viaggio periglioso o anche un’odissea. Il loro obiettivo è di riuscire ad arrivare in specifici paesi europei dove già vivono amici o familiari, ovviamente trovare un lavoro e aiutare le loro famiglie rimaste a casa, in paesi devastati dalla guerra o anche solo dal punto di vista economico. Un gruppo di loro è venuto a salutarmi e a chiedermi di pregare per loro visto che quel giorno avrebbero provato a incamminarsi verso le montagne e passare il confine, un percorso pieno di insidie, con mine ancora presenti dall’ultima guerra, il freddo, la possibilità di venir presi, trattati male e spediti indietro.

Nella foto sotto: Hamid, un giovane pakistano artisticamente dotato che ci ha dato una gran mano con il murales e con cui ho ho avuto modo di parlare parecchio, mi ha scritto dicendo: “Non dimenticherò mai le giornate passate a dipingere e parlare insieme, mi daranno forza per il futuro. Dio ti benedica e benedica me!”

with Hamid, another big help

Mi si è stretto il cuore quando ho visto quello che un altro ragazzo, che mi stava aiutando a dipingere, è andato a scrivere su un muro vicino: “Casa non è casa senza la mamma”.

Sono tutti così giovani e in ognuno di loro potevo riconoscere i miei figli, quindi emotivamente non è stato facile. Pensavo: quanta strada devono ancora fare, ce la faranno o soccomberanno sotto il peso del viaggio?

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Un altro gruppo di giovani ha dipinto queste bandiere, assicurandosi che passasse un messaggio di gratitudine per la Bosnia e la grande ospitalità di questo paese.

Painting their flags to show thankfulness to Bosnian hospitality

Bere insieme una tazza di tè significa normalità, amicizia, famiglia e un pezzettino di casa: la speranza che un giorno ci sarà di nuovo casa!

Having tea and talk time

Come già accennato nel precedente post, abbiamo avuti ospiti a “Home” Michael, Robin e Josh dal Canada per circa una settimana.

Oltre ad averci aiutato col murales realizzato presso la scuola materna Zvonimir Cviić di Rijeka (vedi Michael e Robin nelle due foto sotto)…

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… ci hanno dato un grosso aiuto anche col murales che stiamo facendo sul muro esterno di “Home”.

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Josh ha anche aiutato parecchio nel sistemare intorno al centro…

Michael, Robin e Josh in visita dal Canada..., 5

… oltre che aver dato una mano coi lavori di pulizia intorno allo stagno.

Michael, Robin e Josh in visita dal Canada..., 6Michael, Robin e Josh in visita dal Canada..., 7Michael, Robin e Josh in visita dal Canada..., 8

Irene con Robin e Josh.

Michael, Robin e Josh in visita dal Canada..., 9

Ci hanno salutato con un… “arrivederci”. Quindi speriamo di tutto cuore di riabbracciarli presto.

Dopo quattro anni, siamo tornati a dipingere un altro murales su un lungo muro esterno della scuola materna Zvonimir Cviić, a Rijeka. Quelli fatti quattro anni fa resistono e ci fa piacere!

Sono venuti ad aiutarci dieci studenti dell’istituto superiore di Rijeka con cui collaboriamo e, per la maggior parte di loro, era la prima volta che facevano un murales.

Avevamo con noi anche Michael, Robin e Josh, una famiglia canadese che ha passato una settimana presso il nostro centro accoglienza volontari “Home”.

Ecco alcune foto:

Continuano i lavori all’esterno di “Home”. Dopo l’asfalto abbiamo rifinito, grazie all’aiuto di due muratori del posto, il muro.

Ecco il prima…

Costruzione nuovo centro accoglienza. Fase 36, rifinitura del muro esterno, 1

… e il dopo.

Costruzione nuovo centro accoglienza. Fase 36, rifinitura del muro esterno, 2

Il prima…

Costruzione nuovo centro accoglienza. Fase 36, rifinitura del muro esterno, 3

… e il dopo.

Costruzione nuovo centro accoglienza. Fase 36, rifinitura del muro esterno, 4Costruzione nuovo centro accoglienza. Fase 36, rifinitura del muro esterno, 5Costruzione nuovo centro accoglienza. Fase 36, rifinitura del muro esterno, 6

Ci vuole adesso un bel murales come ciliegina sulla torta! Dopo aver preparato il muro (vedi foto sotto), siamo al lavoro coi pennelli e coi colori…

Costruzione nuovo centro accoglienza. Fase 36, rifinitura del muro esterno, 7Costruzione nuovo centro accoglienza. Fase 36, rifinitura del muro esterno, 8

Paolo con noi 2019

Articolo dalla “Gazzetta delle Valli”

Temù: oltre 250 persone alla manifestazione “Paolo con noi”

Grande partecipazione alla decima edizione dell’evento “Paolo con noi” che si è svolta nel migliore dei modi, tra Temù, con la gara di slalom gigante sulla pista “La Croce” e Vezza d’Oglio, la Santa Messa e il momento conviviale. La decima edizione della manifestazione che ricorda Paolo Mariotti, giovane sciatore di Edolo morto in un incidente stradale nel settembre 2009, è stata baciata – per la prima volta in dieci anni – da un sole splendente. Il ricordo di Paolo è sempre vivo nella memoria dei genitori, Ornella e Vero, parenti e amici che hanno fondato l’Associazione benefica “Paolo con noi”

Alla partenza della gara di slalom sulla pista “La Croce” di Temù una ottantina di atleti: la pista ghiacciata di primo mattino era perfetta e gli atleti si sono divertiti. Al termine della gara il trasferimento al “Centro Eventi” di Vezza d’Oglio per la Santa Messa celebrata da don Luca, che ha tenuto alta l’attenzione dei presenti, allietata dai canti del coro Baitone. Verso l’una i circa 250 partecipanti si sono seduti a tavola per il gustoso pranzo preparato da tre chef supportati dal gruppo ormai storico presente a tutte le edizioni di “Paolo con noi”. Il pranzo si è concluso con un’abbuffata di dolci preparati dalle mamme e al termine della giornata le premiazioni della gara e il sorteggio di vari premi donati dagli sponsor.

Alla manifestazione erano presenti il sindaco di Edolo, Luca Masneri, l’assessore Carla Fioletti di Edolo e Antonio Lanzi, consigliere delegato allo Sport del Comune di Vezza d’Oglio.

“Questa giornata in ricordo di Paolo – commenta il padre Vero Mariotti – si è svolta in un clima di vicinanza, affetto e solidarietà nei confronti di noi genitori, sapere che hai tanti amici su cui contare quando hai bisogno ti fa stare bene. Ringrazio tutti quelli che hanno contribuito a far si che andasse tutto per il meglio e chi ha partecipato a questa ricorrenza per me molto importante”.

(Nelle foto sotto alcuni momenti della giornata)

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