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Finalmente siamo riusciti a tornare alla scuola di Ronco all’Adige, dove anni fa, non potendo dipingere sulle pareti,  avevamo realizzato coi bambini dei disegni su grandi fogli di carta.

Questa volta i muri disponibili c’erano… e parecchi!

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Di buona mattina abbiamo tirato fuori colori, pennelli e scala, pronti a trasformare questa parte della scuola, coinvolgendo tutte le classi elementari (complessivamente 250 bambini) e le loro insegnanti. Grazie Maria Cristina per non aver desistito e aver coordinato il progetto! Grazie anche Daniela, per il tuo grande aiuto non solo con questo murales, ma con tanti altri, e grazie Daniel (Danci), “l’uomo sulla scala”, per aver dipinto dove i bambini e il resto di noi non riuscivamo ad arrivare.

Ecco alcune foto dei lavori in corso…

A lavori quasi ultimati…

Con le insegnanti che ci hanno aiutato a finire il lavoro.

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Quindi: prima e dopo!

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Su invito di Silvia, Davide e del bellissimo gruppo famiglie a cui appartengono, siamo finalmente riusciti ad organizzare un fine settimana di murales “al Patronato”.

Ecco “il prima”…

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… ancora “il prima”, nell’immaginazione di Sofia (una delle due figlie di Davide e Silvia).

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Venerdì 13 settembre: l’inizio dei lavori con la proiezione del “murales del cuore”, il disegno centrale (il numero 71 di questo tipo).

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Sabato 14 settembre: nel pieno dei lavori! Varie famiglie si sono iscritte al progetto e, a turno, si sono presentate a dare una mano di colore. Che bello vedere papà e mamma e figli tutti insieme a colorare e a trasformare questo edificio! Ecco alcune foto:

Ci sono stati anche dei bei momenti di condivisione:

Domenica 15 settembre: altri lavori, continuati per la maggior parte del giorno.

 

E qui “il dopo”: circa 100 metri quadrati di colore. Il numero di partecipanti ha superato tutte le nostre aspettative…

Grazie a tutti per aver reso possibile questo magnifico e indimenticabile weekend!

La stagione dei campi esitivi 2019 si è conclusa coi giovani dell’Unità Pastorale Divina Misericordia (dalla Val di Non, Trento) che si sono fermati per un fine settimana.

Il venerdì pomeriggio murales:

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La sera incontro di preparazione per la giornata di sabato nell’entroterra…

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… in visita da famiglie bisognose.

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Grazie a tutti, alla prossima!

Enrico Strapparava, di Verona, uno dei partecipanti del campo internazionale “Beyond Borders” ha scritto il seguente diario, con precisione, impegno e direi proprio dal cuore, condividendo anche parecchie impressioni personali. Complimenti Enrico e alla prossima!

 

                                          DOMENICA 4 AGOSTO

Verona, ore 2.15; giusto pochi minuti per caricare i bagagli e farci controllare i documenti e siamo già sul Flixbus. Il nostro viaggio (per me e Daniela) inizia da qui, nei pressi della stazione di Porta Nuova. Destinazione: Rijeka, crocevia di storie e culture differenti. Sotto questo cielo così nero, i semafori e le luci della strada si ergono a nostre stelle.

Arrivo a Rijeka verso le 10 della mattina assieme a Daniela e Carla (proveniente da Torino) conosciute sul Flixbus durante il viaggio. Pochi minuti dopo esser scesi dal mezzo ci raggiunge Michael, marito di Anna, il quale ci porta in quella che sarà la nostra “base” per metà della settimana a Veprinac, piccola frazione non lontana da Rijeka. Durante il tragitto, Michael ci racconta un po’ dei suoi ritmi lavorativi per i campi di lavoro organizzati dall’associazione Per un mondo migliore: «Ultimamente ho veramente poco tempo per riposare, in quanto appena termina un gruppo a fine settimana ne arriva subito un altro e il giro ricomincia».

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L’autostrada per raggiungere Rijeka (foto di Anna Rita)

Arrivati alla base, veniamo accolti calorosamente da Anna, Paolo, Irena, Stefano, Alex e Sydney, una nuova presenza nel campo, nonché da Iris, la tenera “guardiana” a quattro zampe della base. Le emozioni sgorgano fuori, tra abbracci e caldi sorrisi: con loro avevo già partecipato all’emozionante campo dell’anno precedente.

Dopo il pranzo, Paolo e Stefano, assieme ad Iris, ci conducono nel boschetto dietro la base per mostrarci lo stagno, un luogo curato da Paolo e dai volontari. Nei dintorni sono presenti una panchina e una piccola statuetta in legno raffigurante Gesù. Mentre Iris vi si immerge per ben tre volte, Paolo ci spiega: «Questo stagno veniva utilizzato già 250-300 anni fa per abbeverare il bestiame e dalle popolane per lavare i panni e i vestiti. Per non lasciarlo nell’incuria più totale, abbiamo deciso assieme ai volontari di curare questo luogo, tagliando periodicamente le erbacce e svolgendo altre attività utili».

Nello stagno sono presenti addirittura delle tartarughe e dei pesci rossi; Paolo e Stefano avevano anche aggiunto delle ninfee che purtroppo, come ci raccontano con rammarico, sono andate distrutte. Nonostante questo, Paolo si dimostra soddisfatto del risultato: «Alcuni abitanti della zona ci hanno addirittura elogiato per questa iniziativa».

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Lo stagno

Dopo un’escursione pomeridiana in una spiaggetta di Rijeka assieme a Carla, Daniela, Irena e Stefano, torniamo alla base dove abbiamo modo di conoscere gli altri volontari e di cenare assieme. Durante la cena, ho modo di rincontrare vecchie conoscenze del campo dello scorso anno: Francesco, mio compagno di stanza, soprannominato “Dottor Acca”, Anna Rita, sua madre, entrambi provenienti da Roma e Jelena, la fidanzata di Francesco. In particolare, dopo la cena mi si avvicina Gabriel, un ragazzo proveniente dalla Romania. La particolarità in tutto questo è che Gabriel è sordomuto, ma nonostante ciò, è un ragazzo pieno di entusiasmo che sprizza energia e vitalità da tutti i pori. Generalmente per comunicare usa il linguaggio dei segni, ma accortosi del fatto che io non sappia usarlo, abbiamo conversato usando il suo telefono.

Primo incontro mezz’ora dopo la cena: si inizia cantando alcune canzoni insieme ad Anna ed Alex, per poi passare alla presentazione dei volontari, tutti provenienti da diversi Paesi. Dopo le presentazioni, Paolo spiega a tutti in sintesi il programma della settimana, non senza una grande dose di humour e goliardia. Il primo incontro della giornata termina cantando tutti insieme alcune canzoni in lingua croata (e perfino in un buffo e improbabile cinese del Nord e del Sud inventato da Paolo!) L’atmosfera è serena e piena di calore: sembra di trovarsi coinvolti in una grande famiglia.

E probabilmente lo è.

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Il primo incontro

                                                  LUNEDÌ 5 AGOSTO

Le note di chitarra e la voce di Anna danno inizio alla nostra giornata. Dopo aver fatto colazione, ci riuniamo tutti per il primo incontro della giornata. L’argomento è la Flash Mob Dance: a tal fine ci vengono mostrati alcuni video di quella svolta lo scorso anno. «Ciò che vogliamo fare» dice Alex: «è una Flash Mob Dance nel centro di Rijeka e cercare di coinvolgere le persone». Dopo la spiegazione, ci riuniamo tutti nel cortile, dove Alex spiega i passi della danza. La si prova giusto un paio di volte e già è recepita con successo.

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Le prove della Flash Mob Dance

Terminate le prove per la danza, inizia il secondo incontro, dove l’argomento trattato è il Game of Hearts, un curioso gioco il cui scopo è a detta di Alex quello di: «Cambiare il modo in cui le persone vedono il mondo attraverso piccoli atti di amore. Grazie a queste piccole azioni possiamo provare a smuoverci da questo stato di paralisi emotiva che attanaglia la società di oggi». Alex pone poi un quesito interessante: «Bisogna iniziare dalle piccole cose per cambiare il mondo. Qual è il problema di fare le cose in grande? Semplicemente che il messaggio viene corrotto».

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Un altro aspetto su cui si basa il gioco è la reazione delle persone, fondamentale per determinare la riuscita del gioco. Durante la riunione, abbiamo modo anche di ascoltare le esperienze fatte con questo gioco di alcune volontarie durante il campo invernale:

Sydney: «Mi è piaciuto stabilire, creare una connessione con le persone».

Daniela, con commozione: «Ero ansiosa di riuscire a far qualcosa. Alla fine ho donato un fiore a una signora; in risposta, lei mi ha fatto un piccolo dono. È stato straordinario».

Carla: «Questo gioco ti permette di fare e non solo pensare. Ti metti alla prova per superare la diffidenza verso altre persone e l’ansia del rifiuto».

Alex aggiunge: «Si può sempre giocare a questo gioco. Tuttavia è anche importante avere cura di sé stessi in questo gioco, sentirsi a proprio agio e porre attenzione nel fare cose troppo estranee a noi».

Dopo questo, Anna ci consegna dei foglietti con degli esempi di azioni da compiere nel Game of Hearts. Alex ci suggerisce di dividerci in gruppi da due persone, preferibilmente con persone con cui abbiamo parlato poco e discutere idee da includere nel gioco. Vengo messo in coppia con Lana. Lana è una ragazza olandese e ha 19 anni. Insieme discutiamo alcune idee per il gioco: lei propone di fare un complimento ad una persona sconosciuta, mentre io propongo di chiederle come sta. Altra idea interessante è quella di Sydney, ovvero di condividere con altri il biglietto del bus.

Dopo aver discusso le idee, ho modo di chiacchierare un po’ con Lana. «Mi piacerebbe studiare medicina a Utrecht; non sarei costretta a lavorare in un paese specifico, ma potrei invece aiutare le persone in ogni parte del mondo» mi dice.

Prima del pranzo, Carol (con la sorella Veronika che canta nei ritornelli) ci suona e canta con la chitarra acustica alcune canzoni scritte da lei. «Ho intenzione di pubblicarle con l’aiuto di un mio amico su Spotify in futuro e magari aggiungerci delle parti di basso e batteria» ci dice.

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Carol e Veronika mentre suonano alcune loro canzoni

Mentre provavo a strimpellare alla chitarra “Space Oddity” di David Bowie, ho modo di parlare con Sydney. Viene da New York e lavora come graphic designer. Mi da alcuni (fantastici direi) consigli su come scattare delle foto per il report. «Coinvolgere le persone è il modo migliore per fissare un immagine. Non farti problemi su come vengono le foto, se sono brutte o così via. In ogni foto c’è sempre qualcosa di bello». Inoltre, raccontandole del fatto che sto scrivendo una sorta di report aggiunge: «Le foto sono un valore aggiunto, permettono di fissare certe piccole cose che generalmente si tende a scordare scrivendole solamente. Ti aiutano a recuperare emotivamente il momento».

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Da sinistra a destra: Anna Rita, Lana, Rebecca, Gabriel, Alexis e Sydney

Verso il tardo pomeriggio iniziano i preparativi per il Pizza Party e vengo incaricato da Paolo di tagliare le pizze da servire, le quali sono state preparate da lui, Stefano e Irena. Vengono preparate ben 68 pizze per 51 ospiti speciali, ovvero degli anziani pazienti provenienti dal Dom Turnić, un centro di assistenza per persone con problemi psichici. Mentre Paolo sforna le pizze e io le taglio, egli mi spiega: «Questo pizza party sarà una sorta di grande riunione tra amici speciali. Ecco perché prepariamo così tante pizze».

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Tra una pausa e l’altra, mentre tutti gli ospiti sono intenti a cenare, vengo interpellato da Vajta, “simbolico” direttore del Dom Turnić, un anziano molto simpatico. Mi mormora con fatica qualche parola in croato che purtroppo non riesco a comprendere, ma durante i saluti finali mi stringe la mano e mi dice: «Grazie e buonanotte».

Vajta

Vajta

Durante il Pizza Party, Francesco, Carla, Jelena e Veronika erano incaricati di servire le pizze, mentre Anna e Alex accoglievano gli ospiti. Il tutto è avvenuto con perfetta sinergia, un ottimo gioco di squadra. Oltre a ciò, Gabriel e Sydney hanno intrattenuto gli ospiti con alcune simpatiche esibizioni di mimo.
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Alcune foto del Pizza Party

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I volontari e gli ospiti del Pizza Party

In un momento di pausa successivo al Pizza Party, Alexis (proveniente dalla Romania) e Sydney mi insegnano a dire il mio nome tramite il linguaggio dei segni e a dire “salute” quando una persona starnutisce. Gesticolo con le mani dunque il mio nome a Gabriel, il quale reagisce con gioia. Non si smette mai di imparare!

                                             MARTEDÌ 6 AGOSTO

We shall overcome” cantata da Anna e Alex da inizio a questa giornata. Dopo la colazione, veniamo tutti riuniti per il primo incontro. Anna e Alex spiegano il programma dei prossimi giorni: si andrà a Hrvatska Kostajnica, un piccolo paese situato al confine con la Bosnia e diviso da essa dal fiume Una, dove dipingeremo un grande murales.

«Molti non lo sanno, ma esistono ben due Croazie» ci dice Anna. «C’è la Croazia turistica, quella del sole e del mare, e poi vi è l’altra Croazia (Inland), piena di povertà e problemi. Noi ci addentreremo in quest’ultima». Aggiunge: «Verremo a contatto con persone che stanno ancora avendo a che fare coi problemi del dopo-guerra. Se ne avremo la possibilità, daremo inoltre uno sguardo dall’altra parte, la Bosnia, divisa dalla Croazia dal fiume Una».

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Anna ci mostra dunque alcune foto del paese, dove spicca un vecchio castello che durante la guerra venne miracolosamente risparmiato dai bombardamenti; sono presenti inoltre 62 costruzioni ormai fatiscenti che verranno presto demolite. Ci viene mostrato anche il luogo dove realizzeremo il murales, esattamente sotto il ponte che porta in Bosnia. Riguardo il progetto, Anna ci dice: «Date le impossibilità tecniche, non potremo usare proiettori come punti di riferimento come abbiamo fatto lo scorso anno a Sunja. Il design sarà quindi minimale, fondamentali invece saranno i colori».

Detto questo, Anna ci mostra con entusiasmo un video che documenta le attività svolte lo scorso anno da dei volontari a Sunja e dove viene spiegata brevemente la nascita dell’associazione “Per un mondo migliore” (nacque nel 1996, inizialmente per distribuire viveri e aiuti umanitari nelle zone dove imperversava la Guerra dei Balcani). Anna spiega inoltre che proprio a Sunja, nel marzo 2017, durante la Marcia per Aleppo conobbe Alex. Questo piccolo paese sarà una delle tappe del nostro viaggio e avremo modo di incontrare le persone che lo scorso anno avevano aiutato i volontari a decorare i muri del paese. Sarà dunque una grande riunione, dove ricordi intensi e presente si fonderanno insieme.

Dopo le ultime prove per la Flash Mob Dance, ci dirigiamo tutti in una spiaggia di Rijeka. Questa insomma si configurerà maggiormente come una giornata di relax, in preparazione per il nostro grande viaggio.

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In spiaggia con Sydney, Alexis, Gabriel, Veronika, Carol e Tjoma

Faccio un bagno con Tjoma e ho occasione di chiacchierare un po’ con lui. Mi racconta che gli piace praticare la pesca: «La trovo rilassante» mi dice. Entrambi soffriamo il freddo dell’acqua e mentre ci immergiamo con fatica, mi racconta che una volta era andato a Venezia e di come l’acqua fosse molto sporca, cosa che gli confermo. Al contrario, qui l’acqua è praticamente limpida.

Riesco a chiacchierare un pochino con Veronika e Carol. Veronika era intenta a parlare con Gabriel (coi gesti s’intende, il linguaggio dei segni). Mi dice: «Non è troppo difficile imparare il linguaggio dei segni. Una volta imparato un segno è difficile scordarlo, questo linguaggio si basa principalmente sull’indicare le parti del corpo o su segni e gesti particolari. Prima di arrivare qua non avevo nessuna idea di come si facesse! »

Tornati dalla spiaggia, ho modo di fare una partita a ping pong con Gabriel. Magia pura. Nessuno parla. Solo il suono della pallina che rimbalza e qualche risata di Gabriel. È incredibile come con un gioco si possa stabilire una connessione senza necessariamente parlare.

Dopo la cena, ci dirigiamo tutti verso il centro di Rijeka. È interessante notare come questa città mescoli ricchezza e povertà: a sole poche decine di metri dal centro si ergono le case popolari, per fare un esempio. Una città che vive nella contraddizione: mentre ricche ragazze piene di gioielli e turisti camminano per le strade del centro, tra i vicoletti accanto la via principale si possono trovare musicisti di strada e vagabondi con le scarpe rotte. Un esempio concreto delle due Croazie di cui parlava Anna questa mattina.

                                                    GAME OF HEARTS

Arrivati nella piazza centrale di Rijeka, ci dividiamo in due gruppi per il Game of Hearts: decido di unirmi al gruppo formato da Francesco, Jelena, Carla, Daniela, Carol, Veronika, Alexis, Gabriel e Sydney. Nel nostro tempo a disposizione abbiamo avuto modo di fare diverse esperienze:

  • La prima cosa che ho fatto è stata quella di cambiare alcuni euro in kune: usando questo pretesto, ho chiesto un po’ alle signore addette al cambio come fosse andata la giornata, anche se non si sono dilungate più di tanto.

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  • Carla ha regalato un cuoricino di carta ad una bambina per la strada.

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  • Ci siamo fermati ad ascoltare un musicista di strada, donandogli alcune kune e chiacchierando un po’ con lui.

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Un po’ di animazione con una piccola gag improvvisata da Gabriel, seguito a ruota dagli altri.

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  • Una chiacchierata con una signora che è rimasta sola nella sua vita.

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Incontro con due turisti italiani a cui abbiamo raccontato un po’ riguardo l’associazione e i free hugs.

 

Free hugs (foto di Carla Pellegrino)

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Il gruppo del Game of hearts al completo nel centro di Rijeka (foto di Carla Pellegrino)

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  • Infine, abbiamo incontrato un simpatico novantenne in grado di parlare italiano, il quale ci racconta di alcuni suoi amici che vivono a Trieste.

 

                                           LA FLASH MOB DANCE

La Flash Mob Dance viene ballata in pieno centro nella strada principale per ben quattro volte, tra lo stupore e la curiosità dei turisti. Curiose sono state le reazioni della gente: molti filmavano, ma soprattutto si sono unite alla danza le persone più disparate. Bambini con le proprie famiglie, alcuni turisti, qualche adolescente e addirittura un signore col proprio cane! Per quanto riguarda il coinvolgimento delle persone è stato un successo!

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Anche qui le reazioni delle persone sono state molteplici. Alcuni si sono lasciati abbracciare volentieri, altri ci hanno guardato con sospetto e hanno cambiato strada. Ma le reazioni più belle (a mio parere) sono state quelle delle persone che inizialmente provavano diffidenza, ma che piano piano, in un paio di secondi, hanno messo da parte i timori iniziali aprendo il loro cuore e facendosi abbracciare.

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                                           MERCOLEDÌ 7 AGOSTO

 Questa mattina il cielo si è coperto di nuvole leggere, grigie e rosee. Sotto questo cielo ci accingiamo a partire, dopo aver caricato i bagagli. Destinazione: Hrvatska Kostajnica. Ci dividiamo in due gruppi, uno capeggiato da Paolo e l’altro da Anna. Io salgo in furgone assieme a Paolo, Anna Rita, Carla, Daniela, Sydney, Francesco, Jelena e Andrea, la quale ci ha raggiunti la sera precedente. Canzoni prettamente italiane saranno la colonna sonora del nostro viaggio. Direttore d’orchestra: Paolo Alleluia e voce principale Carla Pellegrino, con furore ed entusiasmo.

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In partenza per Kostajnica (foto di Anna)

Dopo qualche ora di viaggio, facciamo sosta presso un benzinaio di Karlovac. Un luogo apparentemente normale, ma che vent’anni fa era tutt’altro che tranquillo. Paolo infatti ci spiega: «Durante il periodo di guerra, questo posto segnava la linea di confine, divideva l’esercito croato da quello serbo. I campi, le praterie qui attorno erano veri e propri campi di battaglia. Terminata la guerra, i luoghi circostanti erano pieni di mine ed esse venivano segnalate attraverso delle bandiere rosse. La prateria qua sotto del benzinaio era praticamente piena di bandiere rosse».

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Verso le 12 e 20 arriviamo alla nostra destinazione (con grande soddisfazione della povera Sydney che soffre di mal d’auto!), dopo 4 ore e 20 minuti di viaggio. Subito dopo aver parcheggiato sulla riva del fiume Una (la parte croata) ci accoglie Franjo, assessore del turismo di questo piccolo paese. Alto e sportivo, coi capelli molto corti, arriva con la sua bici professionale e ci lascia dopo poco per andare a fare un giro. Accanto al ponte si erge un’antica fortezza sfuggita ai bombardamenti (quella di cui ci aveva parlato Anna); sull’altra sponda del fiume si possono scorgere in lontananza una moschea e più in alto su un’altura è possibile vedere una chiesa ortodossa. Mentre osservo la riva insieme ad Alexis vedo dei curiosi insetti, un misto tra una farfalla e una libellula, dal colore blu.

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Momenti di svago sulla riva del fiume

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Il fiume Una

Nuotata nel fiume Una. Io, Alex e Andrea decidiamo di sfidare la corrente e attraversiamo il fiume nuotando fino ad arrivare quasi alla sponda bosniaca. Esperienza fantastica. Dopo circa un’ora, Franjo ci raggiunge (sempre con la sua bicicletta professionale) e dopo esserci asciugati partiamo insieme a lui per raggiungere il posto in cui trascorreremo le prossime due notti. Si tratta di una scuola con una grande palestra. Durante il tragitto, Franjo ci dice: «Ho compiuto gli studi universitari a Zagabria, ma quando ho avuto l’occasione di trasferirmi altrove, ho deciso di tornare qui. Non amo la vita della città».

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La scuola vista dall’esterno e la palestra

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Dopo aver sistemato i bagagli nella palestra della scuola, seguiamo Franjo che ci conduce sul monte Čukur. Questo luogo ospita infatti un particolare monumento riguardante la Guerra dei Balcani.

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Esso consiste in una sorta di obiettivo fotografico di grandi dimensioni, danneggiato da un proiettile. Esso è dedicato alla memoria di Gordan Lederer, un reporter di guerra che fu ucciso il 9 agosto 1991 da un colpo sparato dallo schieramento serbo. Il proiettile in questione centrò l’obbiettivo della macchina fotografica di Gordan uccidendolo.

Franjo ci spiega come questo monumento si trasformi nel corso del tempo: «Il foro si espanderà a causa delle condizioni atmosferiche. Fra qualche mese sarà già diverso da come lo vedete ora». Riguardo il monumento, una serie di piastre di cemento conducono ad esso, 34 per la precisione, come gli anni della vita di Gordan. Terminate le piastre, è presente una sorta di grande epitaffio che lo ricorda in cui ciascuna lettera è di grandi dimensioni; tra l’altro, vi è anche scritto il nome del documentario che Gordan stava girando prima di morire, (intitolato Banijska Praskozorja). Franjo ci spiega che esso è reperibile in rete anche coi sottotitoli. Aggiunge: «È grazie al Primo Ministro della Croazia che abbiamo questo monumento. Infatti egli era con Gordan quando venne ucciso, combatteva come soldato». Da quanto sappiamo, il soldato che uccise Gordan, nonostante due processi, è ancora in libertà.

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Particolare del foro dell’obiettivo

Dopo aver ascoltato la storia di Gordan, Anna chiede a Franjo di raccontare un pò la sua vita, ma egli replica: «Non sono la persona adatta per questo». Comunque, ci spiega che è campione nazionale in diverse discipline sportive e che ha realizzato una palestra a Kostajnica per potersi allenare, dato che lì non ve ne era nessuna e che lì allena inoltre 25 persone.

Dopo questa visita suggestiva, passiamo il ponte che conduce in Bosnia. Alla dogana, mentre scattavo una foto assieme a Tjoma, un poliziotto si avvicina a noi con fare minaccioso, intimandoci di non scattare fotografie, altrimenti avrebbe sequestrato il materiale. Dopo questo episodio, mi reco assieme a Paolo, Francesco e Jelena in un bar, dove mangiamo un gelato e ho modo di assaggiare una specialità dei Balcani, delle salsicce (Ćevapi) servite con del pane unto, fatto sulla piastra (Lepinja).

Dopo la sosta, ritorniamo al confine e ci sistemiamo appena sotto il ponte: questo sarà il luogo dove si decorerà il murales. In un piccolo e lungo muretto affiancato al ponte si disegneranno invece ben 29 bandiere: quelle dei paesi facenti parte dell’UE e la bandiera europea.

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Anna, Alex, Carol, Veronika, Gabriel e Alexis iniziano a lavorare a queste ultime, disegnando i modelli delle bandiere. Sydney e Andrea invece lavorano al grande murales; è un lavoro faticoso, poiché non si hanno punti di riferimento per fare gli schizzi preparatori. Alla preparazione arriva ad assistere in un secondo momento Franjo, coi capelli rasati rispetto poche ore fa! Il lavoro alla fine riesce comunque ad essere effettuato con successo.

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Terminati i lavori di preparazione, ceniamo in un ristorante dove veniamo raggiunti da Filip, il quale aveva girato dei filmati lo scorso anno durante il campo a Sunja.

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Dopo la cena, momento di relax sulla riva del fiume Una, dove ci raggiunge Josip, anch’egli collaboratore a Sunja. Nel frattempo trascorro un po’ di tempo con Sydney, Gabriel, Alexis e Veronika, i quali comunicano col linguaggio dei segni. Alexis, in particolare, ci traduce spesso ciò che Gabriel vuole dire, mentre Sydney e Veronika cercano giorno dopo giorno di apprendere il linguaggio dei segni. «Stiamo dando dei soprannomi col linguaggio dei segni a tutti» mi dice Alexis. Di statura molto bassa e dalla voce molto sottile, Alexis è una persona con un grande senso dell’umorismo e spesso improvvisa canzoni utilizzando il linguaggio dei segni.

E così, questa lunga giornata termina qui, nella palestra della scuola. Un’altra faticosa giornata ci aspetta!

                                           GIOVEDÌ 8 AGOSTO

 La giornata di oggi si preannuncia molto impegnativa: sveglia alle 5 del mattino, partenza verso il luogo di lavoro per le 6. Il motivo di tutto questo sta nel fatto che qui la temperatura è altissima, perciò è ideale iniziare i lavori il più presto possibile, quando il sole non batte intensamente.

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Verso le 6 e 45 i lavori iniziano: una squadra lavora alle bandiere, mentre l’altra si occupa del murales. Una perfetta sinergia ed un grande entusiasmo animano i lavori, sotto lo sguardo incuriosito dei passanti. Una mina pacifica è scoppiata qui, e le sue schegge si sono tramutate in un’esplosione di colori che ha ricoperto un piccolo pezzo dei muri di questo paese.

Verso metà mattinata, ci raggiungono Franjo e il sindaco, Dalibor Bišćan, il più giovane di tutta la Croazia (ha solo 29 anni). Ad un certo punto, un passante si è irritato per la mancanza della bandiera serba, per questo forse si andrà disegnarla (insieme a quella croata, onde evitare ulteriori discordie)

Decidiamo di fermarci alle 11 e 30, quando ormai il caldo diventa insostenibile e ci dirigiamo verso il Comune per poterci lavare le mani. La mattinata dunque termina con un pranzo al sacco sulla riva del fiume Una, in un’atmosfera di stanchezza e soddisfazione comune.

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I volontari al lavoro sul murales (foto di Josip)

Durante la pausa, ho modo di fare una breve escursione in barca sul fiume con Franjo, Anna, Alex, Sydney e Tjoma. Durante il tragitto, Franjo ci spiega: «Spesso i migranti tentano di attraversare il fiume e alcuni di loro sono piuttosto aggressivi. Lo scorso 1 maggio mentre mi stavo allenando sul fiume la polizia bosniaca mi ha intimato di fermarmi immediatamente, poiché avevano avvistato vicino alla mia posizione il corpo di un migrante morto. Ho dovuto portare il corpo sull’altra sponda».

 

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L’escursione in barca (foto di Josip)

Terminata la lunga pausa, alle 17 ricominciano i lavori per il murales. Rispetto al mattino, il tempo è cambiato: grosse nuvole coprono il sole e il cielo si è fatto di un grigio pesante. Giusto il tempo di colorare l’ultima mattonella che alle 18 scoppia un temporale che ci costringe a interrompere i lavori, senza poter effettuare le ultime rifiniture. Quasi che una forza misteriosa ci intimasse di fermarci per sua volontà, come se il murales debba rimanere così com’è.

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Fine dei lavori! (foto di Josip)

Dopo aver levato tutta la vernice accumulatasi durante il giorno sciacquandoci nelle docce, ci dirigiamo nello stesso ristorante di ieri assieme a Josip. L’atmosfera è tuttavia diversa, una sorta di festa. Incontriamo infatti un signore finlandese che parla perfettamente italiano, poiché ci spiega che vive in Svizzera, nel Canton Ticino. Come fossimo vecchi amici, ci accoglie calorosamente, offrendoci perfino del vino rosso. Addirittura cantiamo con lui a squarciagola alcune vecchie canzoni italiane! Inoltre, Carol, Veronika e Tjoma ci cantano con passione due canzoni russe (tra cui Kadyusha) e una canzone ucraina, per poi concludere con “Bella ciao”.

A grande richiesta degli altri volontari e del signore finlandese, Carol e Veronika suonano due canzoni scritte da loro (le stesse di pochi giorni prima) venendo alla fine calorosamente applaudite da tutti. In questo clima di festa e soddisfazione termina questa giornata speciale, probabilmente il fulcro di questa intensa settimana.

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                                               VENERDÌ 9 AGOSTO

La giornata di oggi si preannuncia diversa rispetto a ieri, infatti sarà dedicata maggiormente ad attività ricreative. Ci svegliamo alle 7 e 30 e dopo aver preparato i bagagli, lasciamo la scuola per dirigerci al bar Kostarica per fare colazione. Lì veniamo raggiunti da Franjo, il quale ci regala un quadro raffigurante la riva del fiume Una e un’imbarcazione in legno di modeste dimensioni, opera di un’artista locale.

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Il dipinto regalatoci da Franjo

Terminata la colazione, abbiamo modo di ammirare un’ultima volta il lavoro svolto ieri e scattare qualche foto con Josip. Lasciamo dunque Kostajnica per dirigerci a Sunja.

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Il murales visto dall’altra parte del ponte

Arriviamo a Sunja verso metà mattinata. Questo piccolo paese presenta una situazione completamente diversa da quella di Kostajnica; infatti si possono vedere ancora i segni dei proiettili sui muri delle case e perfino sull’obelisco della piazzetta del Comune. Le ferite della guerra non si rimarginano tanto facilmente, né sui muri del paese né nell’animo dei suoi abitanti. Ma volontà di lasciarsi alle spalle tutta quella violenza e miseria ha permesso agli abitanti di Sunja di andare avanti, nonostante la povertà alleggi ancora qui. Interessante notare appeso fuori dalla porta del Comune un cartello col divieto d’introdurre armi da fuoco, come a significare che nessuna arma debba più circolare qui.

Ci dirigiamo dunque nella piazzetta dietro alle poste per ammirare il murales disegnato lo scorso anno, in condizioni praticamente perfette. Poco dopo veniamo raggiunti da Josip, il quale ci scatta delle foto e con cui ricordiamo assieme i momenti trascorsi lo scorso anno durante la lavorazione del murales, non senza emozione.

mural sunja

Dopo aver rivisto il murales, incontriamo il presidente dell’associazione dei vigili del fuoco di Sunja. Mentre ci conduce alla stazione operativa, giusto dietro la piazza del murales, ci spiega un nuovo progetto di collaborazione con l’associazione “Per un mondo migliore” riguardo il prossimo anno. «Sarebbe bello che sulla torretta della stazione si disegnasse San Floriano, il santo protettore dei vigili del fuoco in Croazia» ci dice. Dopo esser entrati nella stazione dei vigili del fuoco, ci mostra i vari settori e successivamente ci invita a bere qualcosa nella sala principale. «I bambini iniziano ad essere istruiti su come diventare vigili del fuoco a partire dai 5 anni attraverso piccole competizioni, grazie alle quali vengono assegnati dei timbri che fanno curriculum nel caso si volesse intraprendere seriamente questa carriera». Il presidente infine si congeda regalandoci degli stemmi dell’associazione dei vigili del fuoco.

pompieri

Usciti dalla stazione dei vigili del fuoco, io, Anna, Alex, Jelena e Francesco ci dirigiamo verso la casa di Filip, dove incontreremo i suoi genitori, mentre gli altri vanno a fare un giro per Sunja. La casa si distingue da tutte le altre innanzitutto per le sue condizioni perfette rispetto a tutte le altre attorno, ma soprattutto per il colore azzurro della muratura e blu del tetto.

Filipìs houseArrivati davanti alla casa, 5 cagnetti ci vengono subito incontro incuriositi assieme a Marijan, padre di Filip, che in italiano esclama con calore: «Andiamo!», portandoci dentro nella sua casa. Marijan è nato in Croazia, ma piccolissimo si trasferì in Svizzera imparando il tedesco, per poi tornare in Croazia quando scoppiò la guerra. Assieme a Marijan ci accoglie Višnja, sua moglie. Entrati in casa, veniamo subito accolti calorosamente, tanto che Marijan ci offre della grappa vecchia di 20 anni!

Alex Marijan

Dato che Alex è tedesco, Marijan sta a parlare con lui tutto il tempo (in tedesco), mentre Višnja ci racconta del fatto che il figlio Filip a breve si sposerà. Ci dona infatti una sorta di bomboniera, un angelo bianco, fatto da lei. Ella ci spiega inoltre alcune tradizioni riguardanti il matrimonio in Croazia: lo sposo infatti, dovrà (prima di sposarsi) compiere varie azioni per dimostrare di essere “degno” di sposare la futura sposa, come tagliare la legna per esempio. Un’altra usanza particolare, che è una sorta di scherzo, è quella di travestire una persona con l’abito da sposa; lo sposo dovrà cercare di capire se quella persona (all’occasione velata o girata di spalle) sia veramente la sua sposa o no.

Ad un certo punto Anna cita a Višnja il fatto che io stia facendo un report del viaggio e mi invita a chiederle qualcosa. Le chiedo dunque se può raccontarci un po’ della loro storia. Višnja ci racconta allora alcuni episodi accaduti a Marijan durante la guerra. «Mentre lavorava come poliziotto, cadde da una torre, spaccandosi le gambe. Fu portato in ospedale, dove gli furono impiantati dei chiodi. Quando ritornò in ospedale per farseli togliere, prese una brutta infezione che si tramutò in una osteomelite cronica che lo costringe a prendere tutt’ora antibiotici di continuo». Višnja ci mostra inoltre una scatoletta contenente tutti i chiodi che Marijan si è fatto togliere nel corso degli anni. Nello stesso momento, arriva in casa Antonio, il loro figlio preso in affido. Egli gioca nella squadra di calcio di Sunja. «Nel corso degli anni, abbiamo preso in affidamento molti ragazzi. Siamo una famiglia molto aperta all’accoglienza. Anche i cani e i gatti che abbiamo li abbiamo raccolti dalla strada. Per questo motivo la comunità di Sunja ci vede come persone un po’ particolari».

Mentre Alex e Marijan continuano a discutere, Višnja ci porta nella parte superiore della casa, ancora in fase di costruzione, anche se i lavori sono quasi terminati. «Filip e sua moglie verranno a vivere qui. Per questo abbiamo costruito uno spazio per loro». Višnja inoltre ci invita nel suo laboratorio, situato in una casa accanto alla loro, per mostrarci l’abito della sposa, realizzato interamente da lei. Questa interessante visita termina poco dopo, giusto il tempo per scattare una foto tutti insieme nel giardino. Marijan ci accompagna fuori esclamando (in italiano) un caloroso «Arrivederci! ».

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Con la famiglia di Filip

Usciti dalla casa di Filip, ci ricongiungiamo tutti nella biblioteca di Sunja, dove ci accoglie Jasmina, colei che gestisce la biblioteca. In occasione del nostro arrivo, un grande banchetto è stato preparato per noi. Qui a Sunja lo spirito di accoglienza è molto sentito e la gratitudine è il sentimento predominante verso di noi. Lo dimostrano le numerose pietanze preparate: affettati, frittura di pesce, bocconcini vegetariani e dei buonissimi dolci ripieni di marmellata. Il banchetto inizia ufficialmente con l’arrivo del sindaco, il quale ci dice: «È bello riavervi tra noi, qui siete sempre i benvenuti. Da quando avete lavorato al murales, nessun giovane ha abbandonato Sunja».

lunch

Terminato il banchetto e dopo aver salutato il sindaco, ci dirigiamo nel parchetto di fronte al Comune dove Josip ha organizzato alcuni giochi. Qui incontriamo dei ragazzi che avevamo conosciuto lo scorso anno. Uno di essi, alla vista di Andrea urla: «Mi ricordo di te!» per poi abbracciarla calorosamente.

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Verso la fine dei giochi, Ivan, uno dei ragazzi ci dice: «Quello che avete fatto l’anno scorso qui a Sunja significa molto per noi. È bello sapere che in giro ci sono persone che diffondono un messaggio di pace qui in Croazia». Successivamente, tramite un messaggio Whattsapp ci dirà le seguenti parole: «Ok, vedervi di nuovo mi ha reso felice, nonostante non abbiamo parlato troppo. Ma quando ho visto quello che avete fatto qui…dipingere il murales e tutto il resto che avete fatto ci dimostra che le persone buone possono venire da qualsiasi parte. Ahaha, quando abbiamo giocato a quei giochi nel parco…Dio, non so, è qualcosa che non riesco a spiegare ma è stato positivo ahahah. Riguardo i giovani qui…cavolo…abbiamo a che fare con diverse sfide che possono essere economiche o sociali o come volete chiamarle. Sembra che le persone non accettino le cose come stanno quindi cambiano…diventano depresse, ansiose, arrabbiate. Ecco il motivo per cui le persone si odiano a vicenda. Quindi… spero che possiate tornare ancora perché vi aspetterò a braccia aperte! »

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I volontari e i ragazzi di Sunja (foto di Josip)

Dopo aver salutato i ragazzi di Sunja, ci accingiamo a partire per tornare a Veprinac, lasciandoci alle spalle tre giornate d’intensità immensa, di cui difficilmente i nostri cuori si scorderanno.

                                                   CONCLUSIONE

E già una settimana è terminata… mi ritrovo nuovamente coi bagagli tra le mani ma stavolta per tornare a casa, assieme ad Anna Rita, Francesco e Jelena. Cosa posso dire di tutto questo? Che sono soddisfatto, sì: ho conosciuto persone provenienti da diverse nazionalità e mi sono trovato faccia a faccia con situazioni, contesti praticamente a me estranei nella vita di tutti i giorni. Né io né tutti gli altri volontari avremo cambiato il mondo, certo, ma sicuramente avremo reso, anche per pochi istanti, alcune persone più felici. E a me questo basta: vedere qualcuno sorridere, in un mondo sempre più confuso e oppresso dai problemi più disparati è già un piccolo cambiamento, un inizio. Perché in fondo, sono le piccole azioni, i piccoli gesti, che fanno scattare quella scintilla necessaria per cambiare.

Qui ho raccolto alcune testimonianze di questi incredibili giorni passati insieme:

Carla: «Voglio ringraziare tutti, perché dipingere in quella posizione è stato molto difficile. È stato molto bello, considerando anche la fatica fatta; lo ricorderò a vita».

Anna Rita: «Mentalmente mi sono sentita più collegata del solito, anche se purtroppo non ho potuto partecipare fisicamente».

Daniela: «Come Carla, condivido le difficoltà; non ero sicura del fatto che sarei riuscita a fare tutto questo».

Francesco: «Ci sono stati diversi bei momenti, toccanti. Ho apprezzato particolarmente quando abbiamo cantato insieme nel ristorante a Kostajnica. Ho apprezzato inoltre i giochi, perché ci hanno permesso di entrare più a contatto con gli abitanti di Sunja. Porterò questa settimana a Roma con me».

Alex: «Questa volta è stato diverso: conoscevo meglio le persone e mi sentivo a mio agio. È stato meno emozionante ma sicuramente più confortevole rispetto all’anno scorso».

Anna: «Vorrei condividere le differenze tra l’anno scorso e quest’anno. È stato diverso. Ho visto subito la sfida e ho posto fiducia in tutti i volontari, nonostante le difficoltà. A Sunja in particolare ho visto qualcosa crescere; questo è sicuramente un nuovo inizio».

Jelena: «Ho percepito a Sunja che le persone era come se ci aspettassero. È stato bellissimo e il banchetto preparato per noi e il tempo che ci hanno offerto sono la dimostrazione di tutto questo. Sono molto contenta di essere entrata a contatto con persone come voi».

Gabriel: «La mia vita è cambiata qui. Ogni volta che vengo in questo posto è diverso. Le persone mi hanno accettato e sono impressionato riguardo la curiosità mostrata per il linguaggio dei segni e per gli sforzi fatti per comunicare con me. Sono molto sorpreso».

Alexis: «Ho provato ad educare la mente perché non dominasse il cuore. Ma quando l’amore si manifesta coi suoi colori, il cuore prevarica sulla mente. Ho apprezzato davvero tanto il free hugs: è stato bello vedere come i nostri cuori e quelli delle altre persone si unissero».

Sydney: «È ispirante vedere persone provenienti da diverse situazioni unirsi e diventare un’unica famiglia. Grazie a tutti».

Paolo: «Ho apprezzato ognuno di voi per ciò che avete fatto per rendere questo campo grandioso. Fare il murales è stato un’avventura. Ho apprezzato inoltre come molte persone abbiano cercato di comunicare con Gabriel cercando di imparare il linguaggio dei segni».

Andrea: «La settimana “Beyond Borders” è stata una vera immersione nel complesso labirinto dei rapporti umani. Tra differenti nazionalità, età e culture, abbiamo condiviso insieme indimenticabili momenti di tolleranza, amicizia e amore anche con la comunità che ci ha ospitato. Nel contesto di Hrvatska Kostajnica vivere questi lavori è stato ancora più importante, anche nel capire come il seme di amore piantato l’anno scorso a Sunja si stia espandendo nelle terre e zone limitrofe, ancora sofferte dalla guerra. Abbiamo tutti insieme provato come si diventa attivi costruttori  di “un mondo migliore”, oltre i confini. È stato bellissimo!»

                                                                                 Verona, 1 settembre 2019

Il Family Camp 2019 è alle nostre spalle, ma le mille emozioni vissute insieme sono ancora vive nei nostri cuori… è stata l’esperienza con più bambini in assoluto (11) e con 6 famiglie.

Penso che il modo migliore per averne un assaggio è quello di dar voce ad alcune delle mamme (copio e incollo dalla loro bacheca Facebook):

“Solo chi è abbastanza folle da credere di poter cambiare il mondo, lo cambia davvero. Penso di averlo trovato davvero un posto dove le persone che ci vivono e quelle che di là ci passano stanno facendo il loro pezzo per provare a cambiarlo questo mondo…

Sono grata di esserci passata anch’io di là. Sono grata per le esperienze che in quella casa e con quei folli ho condiviso.

Ho toccato con mano e visto da vicino la sofferenza, la solitudine e le ferite che la guerra qui ha lasciato, ma ho anche visto la grande dignità e la volontà delle persone di andare avanti e di alzare la testa.

La sensazione di solitudine che ho provato in quella misera casetta di Vojnić me la porterò sempre dentro così come mi porterò la gioia che ho visto negli occhi di Anka per avere per un giorno un po’ di compagnia e gli abbracci dei bambini.

Da lunedì torno alla mia solita vita… la mia vita non cambierà e anche di questo sono immensamente grata, ma cambieranno di certo gli occhi con cui la guarderò.

A voi immensamente folli… grazie per aver camminato con noi”. (Chiara)

 

Un’esperienza così ti entra sotto pelle e, anche a distanza di giorni, continui a riviverla, a sentire l’emozione di un abbraccio, a rivedere la gioia di un sorriso, a gustare la ricchezza della condivisione e della testimonianza.
La cosa super è stata vivere questa esperienza con la mia famiglia e vedere i miei figli a contatto con un mondo diverso… ognuno di noi, grandi e piccoli, possiamo fare molto per rendere questo mondo un po’ migliore.

… e per essere felice, fai qualcuno felice… e un po’ di Paradiso scenderà…

Grazie ai miei compagni di viaggio, a mio marito Marco e alla mia migliore amica Veronica per esserci stati in questo settimana magica.

Grazie a Anna, Paolo e tutti gli altri della Home per quello che fate e per essere riusciti a trasmetterci così tanto.

Grazie alla vita, sempre e comunque. (Anna)

 

Pubblico sempre poco della mia vita personale ma queste foto non posso tenerle solo per me! Sono testimonianza che nel mondo ci sono davvero delle persone MERAVIGLIOSE, luci in mezzo a tanto buio. Felicissima di aver fatto questa Esperienza di volontariato con l’associazione “Per un mondo migliore” che mi ha arricchita, emozionata, fatta crescere… e averla condivisa con la mia famiglia ha reso tutto ancora più speciale! (Veronica)

Qui sotto, alcune foto:

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Marco, un vero tuttofare, fra i tanti lavori svolti, ha anche sistemato la vite…

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… e poi, cena trentina!

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Il giorno dopo nell’entroterra, a casa di nonna Anka, per imbiancare e per fare un po’ di legna.

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Chiara e Agata (sulle spalle) l’hanno aiutata con la preparazione del pranzo.

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A casa di Barbara e famiglia.

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La mattina di Ferragosto: mentre i papà tagliavano delle piante e facevano pulizia allo stagno qui vicino, Noemi, Anna e le mamme hanno aiutato i bimbi con le preparazioni del “Game of Heart” (il gioco del cuore) del tardo pomeriggio.

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Pizza Party!

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Foto di gruppo finale!

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Sono gia fissate le date del Family Camp del prossimo anno: 10 – 16 agosto 2020. Le iscrizioni sono aperte…

Posta da Sunja

Abbiamo ricevuto posta da Sunja! Per iniziare, un articolo da Josip:

                                            Tre giornate fantastiche

Italia, Austria, Romania, Ucraina, Germania e Croazia (e una volontaria proveniente dagli Stati Uniti) sono solo alcuni dei paesi europei da cui provengono questi sedici volontari del “Mondo migliore” con cui ho trascorso tre giornate meravigliose. Come l’anno scorso nella nostra piccola Sunja, che è stata arricchita con due bellissimi murales, quest’anno i volontari hanno onorato la città di Hrvatska Kostajnica disegnando un bellissimo murale proprio accanto al ponte, sopra un muro molto inclinato e scivoloso, e le bandiere di tutti i membri dell’Unione Europea sul muretto lungo il fiume. Il sindaco Dalibor Bišćan e il presidente dell’Ente turistico croato Kostajnica, Franjo Žnidarić, hanno offerto loro alloggio e cena nei due giorni trascorsi a Kostajnica. Oltre a dipingere il murales, il gruppo ha visitato la città, fatto il bagno nel fiume Una, poi Franjo li ha portati a fare un giro in barca, hanno cantato e suonato e si sono divertiti.

Il terzo giorno del loro soggiorno nella nostra zona, hanno deciso di dedicare del tempo a Sunja che è rimasta meravigliosamente nel loro cuore dallo scorso anno, quando sono stati accolti con gioia e hanno incontrato alcuni dei nostri giovani, con i quali hanno lavorato insieme nella realizzazione dei murales. Dopo un benvenuto, abbiamo visitato la caserma dei vigili del fuoco di Sunja, dove il piano per l’anno prossimo è di disegnare l’immagine di San Floriano sulla torretta e un altro grande murales su un’altra parte della pista da bowling. Potremmo anche organizzare un seminario con i bambini della scuola materna e ovviamente divertirci  a socializzare nel parco mediante giochi e canzoni. Il presidente del DVD di Sunja-Greda, Ivica Mikulic, è stato contento che abbiano accettato la sfida, li ha accolti e ha regalato ad ogni volontario un distintivo con lo stemma. Il sindaco Grga Dragicevic ha consegnato ad Anna, la presidente dell’associazione Per un mondo migliore, un poster di Sunja plastificato (opera mia, ne sono orgoglioso) che possono incorniciare e appendere nella loro sede. Dopo pranzo, ci siamo trovati per un paio di ore nel parco a fare dei giochi che non so nemmeno da dove li ho tirati fuori!

Grazie ancora ai volontari dell’associazione “Per un mondo migliore”, in particolare Anna e Alex che ci hanno già visitato cinque volte, il che prova che questa non è solo una storia di un anno, ma un’avventura che continua all’infinito. Grazie anche a Dalibor, sindaco di Hrvatska Kostajnica e Grga, sindaco del comune di Sunja per il loro sostegno finanziario in materia di vitto e alloggio e alle persone che si sono occupate di nuovo della parte organizzativa, Franjo di Kostajnica e la nostra bibliotecaria Jasmina di Sunja. È stato meraviglioso per me passare queste giornate  con tutti voi: ci vediamo a luglio 2020.

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con Jasmina e Josip

Da Jasmina: Ciao! Spero siate arrivati sani e salvi a Rijeka. È stato davvero bello rivedervi tutti a Sunja, è come se ogni volta portate un po ‘di energia positiva e ci svegliate dalla routine e dalla sonnolenza. Spero che l’anno prossimo rimarrete a Sunja più a lungo, per incontrare più persone e trascorrere dei piacevoli momenti insieme. Spero che il programma a Sunja sia andato tutto bene, abbiamo cercato di fare del nostro meglio. Vi ammiriamo davvero tutti.

 

Da Ivan, un giovane di Sunja:

Rivedervi mi ha reso davvero felice anche se non abbiamo parlato molto.
Quello che avete dipinto sui muri e tutto quello che fate
mi ha fatto capire che esistono brave persone.
Quando abbiamo giocato quei giochi nel parco... è qualcosa
che non posso spiegare, ma è stato davvero positivo.
Noi giovani qui affrontiamo varie sfide 
che possono essere economiche o sociali.
Le persone non riescono ad accettare la realtà, quindi sopravvengono
depressione, rabbia e ansia, quindi penso sia per questo che
le persone si odiano.
Spero solo possiate tornare di nuovo 
perché vi aspetterò a braccia aperte.

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Un altro campo internazionale è appena finito e questa volta con una caratteristica speciale: ha incluso un viaggio di tre giorni all’interno della Croazia, anzi, proprio al confine con la Bosnia, dove siamo anche riusciti a fare una puntata. Ma partiamo dall’inizio:

I primi due giorni sono stati dedicati a incontri di formazione, laboratori, prove per il Game of Hearts (Gioco dei cuori) e per la Flash Mob Dance. Il grande entusiasmo e partecipazione hanno creato una serata magica nel corso di Rijeka.

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C’è stato anche il più grande Pizza Party della stagione, con 51 ospiti dall’istituto Dom Turnić.  Fra volontari e amici abbiamo raggiunto quasi 80 persone! Giochi, canti, scenette e la buona pizza hanno riempito di gioia e amore tutta la Home!

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In partenza per Kostajnica!

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In seguito alle nostre 3 giornate a Sunja, durante un campo estivo l’anno scorso, siamo stati invitati a ripetere l’esperienza in questa cittadina non lontana, situata sul confine con la Republika Srbska della Bosnia. Il fiume Una fa da confine ed è stato proprio sulla sua sponda che abbiamo dipinto un murales che si collega al simbolo della città: un agnello, in questo caso all’interno di un cuore variopinto. Sul muretto vicino abbiamo anche dipinto le 28 bandiere della comunità europea. Com’è possibile vedere dalle foto, non è stato facile disegnare e dipingere in una posizione così inclinata, ma grazie all’agilità di alcuni dei volontari, ce l’abbiamo fatta in tempo, proprio prima di un bel temporale! Franjo Znidaric, l’assessore al turismo, ci ha fatto da guida e siamo rimasti soprattutto colpiti dal monumento a forma di obiettivo, in memoria di Gordan Lederer, un giornalista ucciso proprio in quel punto durante il recente conflitto.

Qui sotto, il poster (realizzato da Josip Hren) che ha descritto il programma:

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Saluti dalla Bosnia (dall’altra parte del fiume). DSC_0155

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La scuola che ha gentilmente messo a disposizione la palestra, dove ci siamo “accampati” per due notti.

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Enrico, il nostro “reporter”.

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La seconda giornata a Kostajnica è stata un’intensa maratona, iniziata alle 5 di mattina, per completare i due murales. Durante la pausa pranzo, Franjo Znidaric ci ha fatto fare un bellissimo giro in barca sul fiume Una e Josip ci ha raggiunto un’altra volta da Sunja, sulla sua mitica bicicletta, con la sua inseparabile macchina fotografica e… un’anguria fresca per tutti!

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Pausa colazione…

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Qualche spennellata l’ha data anche Josip.

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Anche Filip (di Sunja) ci ha raggiunto varie volte…

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Canti italiani!

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Abbiamo dedicato la terza giornata a Sunja: una visita alla caserma dei vigili del fuoco dove ci è stato proposto di realizzare l’anno prossimo un murales dedicato a San Floriano, il loro patrono. Ci voleva anche una foto ai piedi del murales realizzato l’anno scorso, assolutamente intatto e una costante ispirazione per gli abitanti della città. Siamo stati a trovare vari amici e poi Jasmina, il sindaco e Josip ci hanno accolto con un pranzo coi fiocchi!

Ma prima di lasciare Kostajnica, Franjo ci ha raggiunto con un dono speciale, un bellissimo quadro, fotografato qui sotto, con una dedica che dice: “Per un mondo migliore, grazie per aver reso Hrvatska Kostajnica un posto migliore.” 

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Coi genitori di Filip, a Sunja.

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Il murales realizzato l’anno scorso, in condizioni perfette!

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Visita alla caserma dei vigili del fuoco.

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Un altro dono, dal sindaco di Sunja…

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… e dopo pranzo, giochi per tutti al parco, organizzati da Josip.

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Enrico sta scrivendo un diario di bordo ancora più dettagliato di questa avventura e non vediamo l’ora di leggerlo! Grazie a tutti per aver collaborato a questa iniziativa e alla prossima!

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